“Partecipi di Cristo” Rosalba D’Auria

1 Samuele 1:1-20
1 C’era un uomo di Ramatàim, uno Zufita delle montagne di Efraim, chiamato Elkana, figlio di Ierocàm, figlio di Eliàu, figlio di Tòcu, figlio di Zuf, l’Efraimita.
2 Aveva due mogli, l’una chiamata Anna, l’altra Peninna. Peninna aveva figli mentre Anna non ne aveva.
3 Quest’uomo andava ogni anno dalla sua città per prostrarsi e sacrificare al Signore degli eserciti in Silo, dove stavano i due figli di Eli, Cofni e Pìncas, sacerdoti del Signore.
4 Un giorno Elkana offrì il sacrificio. Ora egli aveva l’abitudine di dare alla moglie Peninna e a tutti i figli e le figlie di lei le loro parti.
5 Ad Anna invece dava una parte sola; ma egli amava Anna, sebbene il Signore ne avesse reso sterile il grembo.
6 La sua rivale per giunta l’affliggeva con durezza a causa della sua umiliazione, perché il Signore aveva reso sterile il suo grembo.
7 Così succedeva ogni anno: tutte le volte che salivano alla casa del Signore, quella la mortificava. Anna dunque si mise a piangere e non voleva prendere cibo.
8 Elkana suo marito le disse: «Anna, perché piangi? Perché non mangi? Perché è triste il tuo cuore? Non sono forse io per te meglio di dieci figli?».
9 Anna, dopo aver mangiato in Silo e bevuto, si alzò e andò a presentarsi al Signore. In quel momento il sacerdote Eli stava sul sedile davanti a uno stipite del tempio del Signore.
10 Essa era afflitta e innalzò la preghiera al Signore, piangendo amaramente.
11 Poi fece questo voto: «Signore degli eserciti, se vorrai considerare la miseria della tua schiava e ricordarti di me, se non dimenticherai la tua schiava e darai alla tua schiava un figlio maschio, io lo offrirò al Signore per tutti i giorni della sua vita e il rasoio non passerà sul suo capo».
12 Mentre essa prolungava la preghiera davanti al Signore, Eli stava osservando la sua bocca.
13 Anna pregava in cuor suo e si muovevano soltanto le labbra, ma la voce non si udiva; perciò Eli la ritenne ubriaca.
14 Le disse Eli: «Fino a quando rimarrai ubriaca? Lìberati dal vino che hai bevuto!».
15 Anna rispose: «No, mio signore, io sono una donna affranta e non ho bevuto né vino né altra bevanda inebriante, ma sto solo sfogandomi davanti al Signore.
16 Non considerare la tua serva una donna iniqua, poiché finora mi ha fatto parlare l’eccesso del mio dolore e della mia amarezza».
17 Allora Eli le rispose: «Va’ in pace e il Dio d’Israele ascolti la domanda che gli hai fatto».
18 Essa replicò: «Possa la tua serva trovare grazia ai tuoi occhi». Poi la donna se ne andò per la sua via e il suo volto non fu più come prima.
19 Il mattino dopo si alzarono e, dopo essersi prostrati davanti al Signore, tornarono a casa in Rama. Elkana si unì a sua moglie e il Signore si ricordò di lei.
20 Così al finir dell’anno Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuele. «Perché – diceva – l’ho chiesto all’Eterno».

È giusto piangere davanti a un problema?

“Anna pregò l’Eterno, piangendo a dirotto.”
La radice della parola piangere ha in sé un rafforzativo per indicare l’intensità, la disperazione del pianto della donna.
Lo faceva pregando.

“Spandere la propria anima davanti all’Eterno” significa aprire la propria anima senza limiti davanti alla presenza di Dio.

Il Signore ci invita ad aprire la nostra anima senza filtri alla Sua presenza.
Se abbiamo un problema possiamo piangere: non dobbiamo tenere l’anima chiusa o contratta.

Solo piangere non va bene, ma pregare piangendo è una forza per la nostra vita.

L’anima contratta non riesce a sentire la presenza di Dio; l’Eterno appare lontano e distante.

La preghiera non è una tecnica da padroneggiare, ma è versare l’anima al Signore.
Se la tua anima è ripiena della Sua presenza, non ti mancheranno le parole.
Quando siamo aperti alla presenza del Signore, Lui risponde e si manifesta.

Bisogna essere sinceri e anche vulnerabili, perché il nostro cristianesimo è autentico.
I nostri limiti e i nostri problemi possono essere l’incoraggiamento per l’altro.

Zaccaria era un uomo di visione, un uomo giusto agli occhi di Dio.
Sua moglie era sterile, e questo non era onorevole per una famiglia in quei tempi.

Luca 1:6-20
Erano entrambi giusti agli occhi di Dio, camminando irreprensibili in tutti i comandamenti e le leggi del Signore.
Ma non avevano figli, perché Elisabetta era sterile, ed entrambi erano già avanzati in età.
Or avvenne che, mentre Zaccaria esercitava il suo ufficio sacerdotale davanti a Dio nell’ordine della sua classe,
gli toccò in sorte di entrare nel tempio del Signore per bruciare l’incenso.
Intanto l’intera folla del popolo stava fuori in preghiera, nell’ora dell’incenso.
Allora un angelo del Signore gli apparve, stando in piedi alla destra dell’altare dell’incenso.
Al vederlo Zaccaria fu turbato e preso da paura.
Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, perché la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti partorirà un figlio, al quale porrai nome Giovanni.
Ed egli sarà per te motivo di gioia e di allegrezza, e molti si rallegreranno per la sua nascita.
Perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà né vino né bevande inebrianti e sarà ripieno di Spirito Santo fin dal grembo di sua madre.
E convertirà molti dei figli d’Israele al Signore, loro Dio.
Ed andrà davanti a lui nello spirito e potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti, per preparare al Signore un popolo ben disposto».
E Zaccaria disse all’angelo: «Da che cosa conoscerò questo? Poiché io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni».
E l’angelo, rispondendo, gli disse: «Io sono Gabriele che sto alla presenza di Dio, e sono stato mandato per parlarti e annunziarti queste buone novelle.
Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole che si adempiranno a loro tempo.»

Zaccaria non credette alle parole dell’angelo.
Anche se sei giusto, può arrivare un momento in cui sei assalito dal dubbio.
Il dubbio può arrivare quando la promessa non si realizza; ma il peccato di incredulità non è per nulla apprezzato dal Signore,
perché il nostro credo è basato sulla fede.

Ebrei 3:12-19
State attenti, fratelli, che talora non vi sia in alcuno di voi un malvagio cuore incredulo, che si allontani dal Dio vivente,
ma esortatevi a vicenda ogni giorno, finché si dice: “Oggi”, perché nessuno di voi sia indurito per l’inganno del peccato.
Noi infatti siamo diventati partecipi di Cristo, a condizione che riteniamo ferma fino alla fine la fiducia che avevamo al principio,
mentre ci è detto: “Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nella provocazione.”
Chi furono infatti quelli che, avendola udita, lo provocarono? Non furono tutti quelli che erano usciti dall’Egitto per mezzo di Mosè?
Ora chi furono coloro coi quali si sdegnò per quarant’anni? Non furono coloro che peccarono, i cui cadaveri caddero nel deserto?
E a chi giurò che non sarebbero entrati nel suo riposo, se non a quelli che furono disubbidienti?
Or noi vediamo che non vi poterono entrare per l’incredulità.

Il popolo di Israele non entrò nella terra promessa per la loro incredulità.
La terra promessa per noi è la presenza di Dio.

Dio ci dà nella Sua Parola tutte le soluzioni.

Partecipi di Cristo” — non solo seguaci.
Siamo partecipi della Sua vita, della Sua vittoria sul peccato, delle Sue promesse.

Prima di qualsiasi chiamata, siamo chiamati alla perseveranza.

Per il sangue di Cristo abbiamo comunione con Lui.

Colossesi 1:20
«E, avendo fatta la pace per mezzo del sangue della sua croce, di riconciliare a sé, per mezzo di lui, tutte le cose, tanto quelle che sono sulla terra come quelle che sono nei cieli.»

Atti 20:28
«Badate dunque a voi stessi e a tutto il gregge in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, che egli ha acquistata col proprio sangue.»

Il sangue rappresenta la vita.
Siamo stati redenti (liberati dietro il pagamento di un prezzo) per il Suo sangue.
Siamo stati giustificati, non solo perdonati.
Siamo giusti davanti a Dio: c’è un cambio di natura.
Non abbiamo più la natura di peccato ma la natura di Cristo.

Siamo stati fatti in modo meraviglioso, e questa consapevolezza ci permette di vedere anche l’altro in questo modo.

Esodo 34:6-7
«E l’Eterno passò davanti a lui e gridò: “L’Eterno, l’Eterno Dio, misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in benignità e fedeltà,
che usa misericordia a migliaia, che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato ma non lascia il colpevole impunito,
e che visita l’iniquità dei padri sui figli e sui figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione.”»

“Misericordioso” è il primo aggettivo con cui Mosè descrive l’Eterno.

Luca 22:54-62
Dopo averlo catturato, lo portarono via e lo condussero nella casa del sommo sacerdote.
E Pietro seguiva da lontano.
Quando essi accesero un fuoco in mezzo al cortile e si posero a sedere attorno, Pietro si sedette in mezzo a loro.
Una serva lo vide seduto presso il fuoco, lo guardò attentamente e disse: «Anche costui era con lui».
Ma egli lo negò, dicendo: «Donna, non lo conosco».
Poco dopo lo vide un altro e disse: «Anche tu sei di quelli». Ma Pietro disse: «O uomo, non lo sono».
Passata circa un’ora, un altro affermava con insistenza, dicendo: «In verità anche costui era con lui, perché è Galileo».
Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che dici».
E subito, mentre ancora parlava, il gallo cantò.
E il Signore, voltatosi, guardò Pietro.
E Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte».
Allora Pietro uscì fuori e pianse amaramente.

Gesù guardò Pietro, non per accusarlo ma per mostrargli misericordia.

Giovanni 21:15-18
Dopo che ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giona, mi ami tu più di costoro?».
Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che io ti amo».
Gesù gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli chiese di nuovo una seconda volta: «Simone di Giona, mi ami tu?».
Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che io ti amo».
Gesù gli disse: «Abbi cura delle mie pecore».
Gli chiese per la terza volta: «Simone di Giona, mi ami tu?».
Pietro si rattristò che per la terza volta gli avesse chiesto: «Mi ami tu?», e gli rispose: «Signore, tu sai ogni cosa, tu sai che io ti amo».
Gesù gli disse: «Pasci le mie pecore.
In verità, in verità ti dico che, quando eri giovane, ti cingevi da te e andavi dove volevi;
ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà là dove tu non vorresti.»

Gesù lo chiama Simone perché ristabilisce intimità con suo figlio, e solo dopo ristabilisce il proposito.

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