“Che tipo di terreno vuoi essere” Francesco Di Sano

Marco 4:1
Gesù si mise di nuovo a insegnare presso il mare. Una grandissima folla si radunò intorno a lui, tanto che egli, montato su una barca, vi sedette stando in mare, mentre tutta la folla era a terra sulla riva.

Gesù non iniziava mai a predicare se prima non parlava con il Padre.
La folla si era radunata con lui solo grazie alla preghiera perché Gesù non aveva ancora iniziato a parlare.
Gesù parlava in parabole, e questa parabola è fondamentale per capire tutte le altre.

3 «Ascoltate: il seminatore uscì a seminare.
4 Mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; e gli uccelli vennero e lo mangiarono.

Il seminatore è Gesù, la strada è la nostra attitudine di cuore (in questo caso le persone che non conoscono il Signore).
Gli uccelli sono il nemico, che prende e porta via tutto.

5 Un’altra cadde in un suolo roccioso dove non aveva molta terra; e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo;
6 ma quando il sole si levò, fu bruciata e, non avendo radice, inaridì.

Nel suolo roccioso il seme trova terra e spunta subito ma non fa radici.
Questa è un’attitudine che riceve la Parola ma, non avendo radice, viene portata via dai problemi e dalle difficoltà.

7 Un’altra cadde fra le spine; le spine crebbero e la soffocarono, ed essa non fece frutto.

Suolo con le spine: questa è un’attitudine di fede, dove le persone vedono la pianta ma non si preoccupano delle spine che alla lunga la soffocano.
Le spine possono rappresentare i troppi impegni, i troppi pensieri che tengono impegnati e danno poco spazio da dedicare al Signore.

8 Altre parti caddero nella buona terra; portarono frutto, che venne su e crebbe, e giunsero a dare il trenta, il sessanta e il cento per uno».
9 Poi disse: «Chi ha orecchi per udire oda».

10 Quando egli fu solo, quelli che gli stavano intorno con i dodici lo interrogarono sulle parabole.
11 Egli disse loro: «A voi è dato di conoscere il mistero del regno di Dio; ma a quelli che sono di fuori tutto viene esposto in parabole,
affinché:
12 “Vedendo, vedano sì, ma non discernano; udendo, odano sì, ma non comprendano;
affinché non si convertano, e non siano perdonati”».

13 Poi disse loro: «Non capite questa parabola? Come comprenderete tutte le altre parabole?».

Gesù viene e semina lo stesso, indipendentemente dal terreno che trova.
Il Signore semina anche nei terreni aridi, nei terreni pieni di ansia.
È il seme che ha la potenza di far nascere una pianta che porta frutto, non il terreno.

Bisogna immedesimarsi nella Parola, viverla affinché anche gli altri possano viverla.
Questo è il segreto per cambiare le attitudini. Ma non bisogna fare altro: noi non siamo i proprietari del terreno.
Il proprietario è Dio.

Il seminatore è il Signore e non si può sostituire.
A volte ci sostituiamo al Signore pensando di essere i proprietari, i seminatori o i raccoglitori.
Noi siamo il terreno e dobbiamo solo predisporci.
La gloria del raccolto è del Signore.

La parabola del seminatore può essere vista come un percorso:
il Signore inizia a seminare e trova la strada; tolta la strada trova le rocce; tolte le rocce spuntano le spine e il Signore toglie anche le spine.
Fino a creare un terreno buono, che porta frutto.

Marco 4:22
Poiché non vi è nulla che sia nascosto se non per essere manifestato; e nulla è stato tenuto segreto se non per essere messo in luce.

Chiunque comprende la parabola avrà la rivelazione del mistero;
chiunque comprende chi è il seminatore, comprende che non è il Dio della condanna ma della salvezza.

Marco 4:13
Poi disse: «Non capite questa parabola? Come comprenderete tutte le altre parabole?».

La parabola del seminatore è alla base del fondamento di un buon cristiano.
Siamo solo un terreno che il Signore trasformerà in un campo arato affinché il ciclo della vita vada avanti.
Affinché germogli, diventi una pianta, porti frutto con i figli, gli amici…
Ma la gloria va a Dio, proprietario del terreno.

Ogni terreno ha qualcosa di diverso.
Se si osservano in angolazioni diverse si possono vedere le rocce o le spine che impediscono la crescita.
A volte si guarda dall’angolo sbagliato e non si vedono.
Bisogna predisporsi a guardare e affrontare il problema.

È il seme che cresce, toglie le rocce e spazza via le spine.
Noi abbiamo solo il dovere di farci trovare pronti.

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